Malatesta : Rimini

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Sigismondo Pandolfo Malatesta

Signore di Rimini e Fano dal 1432

 

Nel 1432, a solo 16 anni Sigismondo divenne signore di Rimini e Fano. Nato il 19 giugno 1417 da Pandolfo ed Antonia di Giacomo Barignani, venne educato all'arte militare fin dall'infanzia: si esercitò nel maneggio delle armi e negli esercizi equestri e gli fu insegnato a "condurre eserciti, stabilire accampamenti, ordinare schiere, organizzare guarnigioni, colpire nemici, erigere macchine d'assedio e fortificazioni".

Nel 1435 divenne capitano della Chiesa per la Romagna, impegno che assolse con discontinuità, passando nel corso degli anni al servizio di capi di Stato diversi: un atteggiamento che gli valse la fama di slealtà, ma che rientrava nella mentalità del tempo. Militò dapprima nell' esercito del papa, poi con lo Sforza contro il pontefice, poi ancora per la lega fra Firenze e Venezia, quindi a fianco dei senesi appoggiò Giovanni d' Angiò.

Come pretendente del regno di Napoli, tornò a schierarsi a fianco di Pio II.
Ebbe fama di spregiudicatezza e di sfrenata brama di denaro, che gli serviva per mantenere una delle più eleganti corti dell’Italia del 400. Gli fu riconosciuto il merito di essere un brillante capitano di ventura, un accorto diplomatico e un munifico mecenate. Sigismondo fu in Italia tra i primi ad avvertire il ruolo “promozionale” delle arti e della cultura e a circondarsi di grandi artisti del Rinascimento. A Rimini gravitarono grandi architetti e pittori come Brunelleschi, Agostino di Duccio, Piero della Francesca, Leon Battista Alberti. Non mancarono i letterati come Tobia del Borgo, Roberto Valturio e Basino da Parma.
Nel 1433 Sigismondo e il fratello vennero creati cavalieri dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo.
Come era uso in quei tempi i suoi matrimoni suggellarono alleanze con potenti famiglie. Nel 1434 sposò Ginevra, figlia di Niccolò della casa d’Este, corte di grande raffinatezza che rappresentò per Sigismondo un costante riferimento culturale. Il matrimonio del fratello Domenico Malatesta Novello (signore di Cesena) con Violante Montefeltro, figlia del signore di Urbino, completò un politica di accordi che doveva ostacolare le mire espansive delle grandi signorie.
La morte di Ginevra, nel 1440, gli permise di contrarre un altro vantaggioso matrimonio con Polissena, figlia di Francesco Sforza, che in seguito divenne duca di Milano. Solo con la borghese Isotta degli Atti, con cui allacciò una lunga relazione sentimentale che rese pubblica dopo la morte di Polissena, e che sfociò nel matrimonio celebrato nel 1456, Sigismondo contravvenne ad ogni convenzione sociale. Questo amore fu celebrato da Basinio nel Liber Isotteus.

I due schieramenti politici, determinati dall' alleanza Firenze-Milano in contrapposizione a quella fra Venezia e Napoli, condizionarono le iniziative militari negli anni 1447-1448 sui territori italiani, che furono quelli del trionfo di Sigismondo come condottiero.
Nonostante fosse al soldo del re Alfonso d'Aragona, Sigismondo prese il comando delle truppe fiorentine insieme al suo eterno nemico Federico di Montefeltro, e a Piombino sconfisse i soldati di re Alfonso.
Un nuovo passaggio di campo lo portò nel 1449 al soccorso di Venezia. Se la vittoria conseguita a Piombino nel 1448 aveva accresciuto la sua fama di condottiero, il suo voltafaccia gli valse l'esclusione dal patto di Lodi del 1454 tra Milano e Venezia. Con la pace di Lodi si inaugurò un quarantennio di "pace" e di equilibrio garantiti dalla Lega Italica formata dai maggiori Stati italiani (regno di Napoli, Papato, Repubblica di Firenze, Ducato di Milano, Repubblica di Venezia).
Nel 1459, Silvio Piccolomini, da tempo avversario di Sigismondo, salì al soglio pontificio col nome di Pio II. Il primo gesto di umiliazione che il pontefice gli impose fu la consegna di Senigallia alla Chiesa, Mondavio e il Montefeltro a Federico.
Il tentativo di Sigismondo di riconquistare Mondavio si tradusse nella pesante ed ingiusta requisitoria nei suoi confronti, tenuta il giorno di Natale. Fu accusato dei più infamanti crimini e colpito da scomunica. Con l'obiettivo di recuperare la difficile situazione, Sigismondo nel 1464 si mise a capo di una spedizione in Morea contro i Turchi, che erano in fase di espansione. L'impresa si inseriva nell' ambito di un più vasto disegno di crociata ispirato da Pio II.
Ma la sventura ormai inseguiva il condotti ero riminese: la morte del papa vanificò la sua impresa.
Ormai il declino era segnato. Nel 1463 venne sconfitto dall'esercito pontificio comandato da Federico da Montefeltro. Il nuovo pontefice Paolo II gli lasciò il solo vicariato di Rimini a vita.
Nel 1468 Sigismondo morì: aveva 51 anni.