Malatesta : Rimini

HOME PAGE
STORIA
Malatesta a Rimini
Paolo e Francesca
Espansione e lotte
La pittura riminese
Da Carlo a Sigismondo
Sigismondo Pandolfo
Lo Stemma
il Castello e il Tempio
Fine della Casata
TERRITORIO

English Version

 

Web Marketing
by Marketing Informatico

 


ESPANSIONE E LOTTE INTESTINE

Nel 1312 Malatestino"dall'Occhio", così soprannominato perchè guercio, successe al padre. Guelfo accessissimo, si circondò della fama sinistra di sanguinario e traditore. Il poeta
Gabriele D'Annunzio l'accusò persino di essere stato l'informatore che aveva causato la tragedia di Paolo e Francesca.

Il pericolo di divisioni e lotte intestine, che con il proprio testamento Malatesta da Verucchio
aveva cercato di esorcizzare, nelnon potè essere evitato. Si scatenò infatti una sanguinosa faida fra i diversi rami della famiglia, durante la quale i Malatesta si macchiarono di delitti efferati, dai quali trassero origine le cupe storie che circolarono su molti componenti della dinastia.

Alla morte di Malatestino (1317), mentre al figlio Ferrantino era andato il governo di Cesena, il fratellastro Pandolfo era divenuto signore di Rimini. E fu proprio alla morte di quest'ultimo (1326) che le liti familiari non poterono più essere evitate. Pandolfo lasciò Rimini a Ferrantino, ed ai figli Galeotto e Malatesta andarono i domini marchigiani. Ciò portò alla deposizione di Ferrantino da parte dei figli di Pandolfo.

Per l'occasione, Malatesta venne soprannominato "Guastafamiglia". Le lotte intestine ebbero provvisoriamente fine solo nel 1343: Galeotto e Malaesta ottenero Rimini, Pesaro e Fano; a Ferrantino restarono Verucchio e Mondaino. A sancire il potere già esercitato di fatto dalla famiglia, il Consiglio Generale di Rimini aveva concesso ai Malatesta il "dominio" e la "defensoria" a vita della città, trasmissibili ai discendenti.

Proprio quando i due figli di Pandolfo ottenevano un controllo incontrastato sui loro domini nelle Marche e in Romagna, il Papa tentò di impedire che nella regione si affermasse un'unica grande forza signorile, che poteva minacciare la sovranità della Chiesa. A tal fine incaricò come Rettore dello Stato della Chiesa il cardinale Egidio d'Albornoz, il quale, nel 1355, occupò i castelli Malatestani presso Ancona e assediò Rimini, costringendo Malatesta Guastafamiglia a chiedere la pace. Il cardinale concesse ai due fratelli il vicarito di Rimini, Pesaro, Fano, Fossombrone, ottenendo così il loro aiuto per sconfiggere i Manfredi di Faenza e gli Ordelaffi di Forlì e Cesena.

Mentre nella cittadina adriatica si svolgeva la lotta intestina tra i Malatesta, la peste nera portata da una nave genovese giunta dal Mar Nero dilagava in tutta Europa terrorizzando le popolazioni delle città e dei campi (1348~1351). Peste e carestie si alternarono a vario intervallo di tempo per tutto il secolo. La popolazione diminuì, invertendo la fase di espansione demografica che era iniziata dopo il Mille.

La peste nell'estate del 1348 si abbattè duramente sulla città: a Rimini "morì di tre persone doe", ma ciò non impedÌ a Malatesta "Guastafamiglia" di impadronirsi di quasi tutte le Marche.

Con il vicariato apostolico, che rappresentava una sorta di investitura, la Chiesa legittimò il dominio dei Malatesta nella regione, ma subordinò la loro autorità a quella pontificia.

All' Albornoz subentrò come legato in Italia Anglico Grimoard de Grisac, fratello di papa Urbano V. L' Anglico, per meglio controllare la popolazione romagnola, e far pagare le tasse, nel 1371 ordinò il censimento di tutta la Romagna e del Montefeltro, compilando la famosa Descriptio Romandiole.

Da questo documento veniamo a sapere che Rimini contava 2.240 fuochi, corrispondenti a circa 9.000 abitanti, ed il suo territorio comprendeva 50 ville e 42 castelli. Questo numero rimase grosso modo invariato fino al '700.

Nel 1364 il "Guastafamiglia" moriva. Ai suoi due figli, Pandolfo II e Galeotto "Ungaro", spettarono rispettivamente Gradara, Pesaro, Fossombrone e Fano e Montefiore. La signoria di Rimini rimase al fratello Galeotto I.

Alla morte di Galeotto I, nel 1385, la signoria venne divisa fra i quattro figli: Carlo, Pandolfo 111, Andrea Malatesta e Galeotto Belfiore. Le loro vicende segnarono la vita della famiglia nel secolo successivo. Carlo ottenne Rimini, Pandolfo In ereditò Fano e le Marche, Andrea ricevette Cesena, e a Galeotto Belfiore spettarono Cervia e Bertinoro.